Venerdì 20 Ottobre - La cucina brianzola, tradizione e innovazione

La cucina brianzola - Tradizione e innovazione
Serata organizzata dall'Ass. Università del Monte di Brianza, in collaborazione con la ProLoco di Oggiono e la partecipazione dell'Ass. CUOCHI BRIANZA
Venerdì 20 Ottobre 2017
alle ore 21
Presso la Sala Convegni della BCC Alta Brianza di Alzate Brianza
a OGGIONO, via Lazzaretto 15
RELATORI:
Alberto Somaschini - presidente Ass. CUOCHI BRIANZA;
Paola Silva - presidente LADY CHEF;
Marco Colombo e Riccardo Giussani - giovani cuochi

La cucina tipica della Brianza si è mantenuta fedele alla tradizione perché nemica delle sofisticazioni alimentari: essa è fatta di semplicità, sa di paese, utilizza ingredienti spesso poveri, ma di sicuro effetto.
le ricette sfuggono ogni tipo di complicazione culinaria e rispondono a regole di
ECONOMICITA': si tratta di preparazioni che hanno alla base le parti di scarto della carne (cazzoula, intingoli, busecca) o verdure coltivate direttamente nell'orto di famiglia.
PRATICITA' DI PREPARAZIONE: nonostante il paradosso della lunga cottura si tratta di ricette di breve preparazione.
MASSIMO NUTRIMENTO: sapore e sostanza rimangono nell'intingolo.

Pare siano state l'impazienza e la frettolosità dei brianzoli ad aver dato origine ad alcuni piatti tipici della tradizione gastronomica locale. la maggior parte di essi, dal minestrone alla brianzola alla busecca, nonché la stessa cazzoula, bisognano ancora oggi di lunghe cotture a fuoco lento, nonostante le moderne tecnologie permettano di abbattere notevolmente i tempi. La preparazione di questi piatti era molto semplice e veloce: nella fase iniziale si metteva tutto nel paiolo, si portava poi a ebollizione e quindi si prolungava la cottura al fuoco dolce della stufa per tutto il tempo necessario e ancor più. Tutte le ricette tipiche inoltre non temevano le ipercotture, anzi, se riscaldate risultavano ancor più buone, favorite dalla tenacia tipica dei prodotti genuini che non perdevano consistenza anche dopo aver superato il giusto grado di cottura.
 

Ottobre 2017 - Diario poetico di gaetano Montanelli

Sarà
una giornata
particolare
con un pizzico
di follia
in più
e niente
altro.

***

All'altro
capo
del
telefono
un
vuoto
a
rendere.

***

Sarà
amore
quello
vero
quello
sincero
enon
ci sarà
altro se
non la morte
dopo.

***

Oltre il limite - personale della pittrice Ausilia Minasi in LiberaMente

Inaugurazione MOSTRA
SABATO 7 Ottobre 2017
ore 17
 
MOSTRA PERSONALE
della pittrice
AUSILIA MINASI
in
Libreria LiberaMente
Mese di OTTOBRE 2017
La mostra è visitabile durante gli orari di apertura della libreria

Oltre il Limite
AUSILIA MONTAGNA MINASI

Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle.
(Carl Sagan)

Scegliere di percorrere le vie dell’astrattismo per alcuni artisti significa scandagliare nel profondo il DNA dell’emozione. Questo è il caso di Ausilia Montagna Minasi, artista e poetessa, che attraverso il colore e la struttura compositiva nelle sue opere libera la materia dalla costrizione del limite e nutre l’anima di forti emozioni. L’artista non ricerca forme che ricreino gli archetipi genotipici dell’esistenza per ritrovare serene e rassicuranti conferme ma composizioni che rivelino il nucleo emozionale di ciascuno di noi e che esplorino la vera essenza dell’essere, inteso come continue relazioni tra infinito e finito. L’emozione, sia essa positiva sia essa negativa, è lo strumento basilare per questa infinita corrispondenza tra i livelli di esistenza superiori e inferiori. Con le sue opere ci dimostra che possiamo “vivere” l’universo e rafforzare la connessione con le energie più profonde. Attraverso le emozioni possiamo ritrovare l’anelato senso di unità con il Creato ed il Cosmo e così l’uomo si riscatta dalla frustrante sensazione di infinita piccolezza ed insignificanza per divenire particella fondamentale del Tutto.

L'astrattismo, invero, utilizza un linguaggio visuale di forme, colori e linee indipendenti dalle referenze visuali della realtà, ovvero crea immagini che non appartengono, almeno apparentemente, alla nostra esperienza visiva… ma che, per quanto concerne il percorso artistico di Ausilia M.Minasi, hanno un potenziale comunicativo elevatissimo. L’immagine astratta, infatti, trasmette informazioni percettive che stimolano una reazione di tipo psicologico attraverso una risposta empatica ai colori, alle linee ed alle strutture compositive. Possiamo così definire il gesto creativo dell’artista come una traccia esistenziale a cui tutti partecipiamo e da cui tutti siamo inesorabilmente coinvolti emozionalmente. È l’empatia, quel sapere “sentire dentro”, quel saper vibrare all’unisono con se stessi, con gli altri, con l’universo intero. Nel mondo dell’arte astratta, infatti, l'empatia diviene una componente essenziale della nostra esperienza di fronte ad un'immagine. È una sorta di risonanza con l'opera d'arte anche quando non c'è nulla di concretamente materiale con cui immedesimarsi. Manca la figura ma l’impatto emozionale si potenzia.

Ausilia M.Minasi rafforza nelle sue opere la stimolazione empatica grazie ad un accentuato dinamismo che deriva in primo luogo da una pura esplosione di colore, una sorta di originale Big Bang che si libra nell’infinito della nostra anima. Soffermiamoci dunque sulla sua scelta cromatica e sulle modalità del suo utilizzo del colore. Si tratta di una cromia elegante ed fortemente espressiva, fatta di contrasti luministici e tonali. Colori freddi e caldi si alternano per dare vita al flusso del pensiero che naviga libero e veloce. Certo il colore è la percezione che avvertono i nostri occhi della luce riflessa dall’oggetto che stiamo osservando, ma è anche un potente mezzo per capire noi stessi. I nostri occhi sono in grado di percepire fino a 10 milioni di sfumature di colore e nel contempo la nostra anima ed il nostro spirito possono percepire altrettante sfumature di emozioni. Il colore ci nutre, ci fa esperire nella soggettività la realtà, ci sollecita in un percorso di crescita e conoscenza del sé e dell’altro. Per Ausilia M.Minasi scegliere un colore significa vivere un’emozione e farci vivere un’emozione, dare avvio ad un’avventura interiore.

Linee e colore creano uno spazio infinito e profondissimo, ma soprattutto colto nel suo espandersi. Le linee – elementari e primitive, senza alcunché di frivolo o lezioso, ma veloci e vivaci – generano l’immagine del movimento armonico e della vitale e deflagrante energia in cui si evidenziano isole di forme cognitive. Come se esistesse il motore immobile di Aristotele, le vibrazioni dell’essere si espandono da un ipotetico nucleo e sta alla coscienza di ciascuno penetrare tutto lo spazio e di conseguenza prendere consapevolezza della vitalità dell’intelligenza universale e della infinita prospettiva dell’essere dando significato al muoversi in sé e agli elementi colti in un attimo di immobilismo, presenti nell’opera. Quelle figure abbozzate da poche linee compendiarie sono la chiave di lettura, un input soggettivo valoriale. Potremmo definirle solo macchie di colore, ma in queste ciascuno di noi legge una verità, una interpretazione introspettiva.

Le opere di Ausilia Montagna  Minasi dimostrano, dunque, che ciascuno di noi porta in sé il centro dell’universo. Nell’uomo, finito, vive l’eternità, poiché esso non è altro che un piccolo universo che risuona all’unisono con il Cosmo. È questo il messaggio forse più importante e positivo che raccogliamo dal suo mondo artistico. Emanuela Fortuna 
Ausilia Minasi
NOTA DELL' AUTRICE
Ausilia Montagna Minasi nasce in Sicilia a Cesarò, e dall'età di tre anni vive in brianza conservando  vivido l'imprinting dell'isola natia. La poesia come espressione lirica della sua esistenza accompagna il dipingere con colori accesi  vivide tele di stampo informale ed astratto. Sublima, nel fondare una compagnia teatrale amatoriale; il main stream dove fluiscono e si complementano le muse della pittura e della lirica, curando bozzetti  scenografie policromatiche. Da queste esperienze pittoriche - multimediali nasce e si amplia il concetto di poesia vestita e la compagnia dell'origano selvatico si esibisce nei circuiti istituzionali ad allietare gli ospiti di numerose case di riposo per anziani ed infermi fino a rappresentare ripetute impegnative pièces teatrali all'ospedale Manzoni di Lecco.
Artista sensibile dallo spirito eclettico, impegnata in eventi musicali e coreografici trasferisce nelle sue opere il vissuto quotidiano e si adopera altresì ad offrire nelle scuole i suoi laboratori  di poesia per instillare nei più piccoli  la musicalità della parola e dare nutrimento poetico e linfa nuova  alle generazioni future.
Alternando l'esecuzione di dipinti informali ed astratti a liriche e racconti che suscitano attento interesse e valida pubblicazione  su riviste specializzate.
La sempre crescente produzione di quadri intimamente legati ai canoni pittorici dei maestri dell'astrattismo informale si esplica in composizioni poetico-pittorico e diviene complementare all'afflato artistico sostanziate da riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali.
Ha frequentato inoltre l'accademia artisti di Milano dove ha potuto affinare ed evolvere il percorso in divenire acquisendo maggiore coscienza dell'io donato e ponderata autostima del talento pittorico.
Ultimo ma non minore dal 2014 concepisce ed attua il libro unico e itinerante, offerto quale bene popolare collettivo dal titolo:” Poesia in viaggio-nutriamo il mondo con la poesia”. Il libro viaggiante è oggi custodito  presso la biblioteca  di Eupilio (Co) mentre il secondo volume di questo libro itinerante sarà donato alla cittadinanza in occasione dell'imminente personale che giunge a coronamento dell'intimo  percorso  pittorico, l'esposizione di quadri dell'autrice avverrà presso la casa museo di Giuseppe Parini nel comune di Bosisio (Lc) nel novembre 2017.


Prefazione
Conosco Ausilia Montagna Minasi sin dagli albori del suo debutto nelle arti, agli inizi del nuovo secolo.
Intellettualmente attenta e curiosa ha battuto le vie impervie della poesia intima dell'anima, sostanziata da molteplici incontri e manifestazioni culturali che l'hanno vista partecipe e protagonista a tutto titolo.
Il dato pittorico si affacciava imperioso e compulsivo coniugandosi ed integrandosi in eventi poetici alternati ad esibizioni di antiche e fascinose danze etniche in un poliedrico intreccio di muse differenti, ben tese a manifestare il forte temperamento artistico e l'ansia di esprimerlo.
Policromatici e modernisti i primi dipinti già annunciavano una possente aderenza all'arte astratta, alla sublimazione di colori narranti, animo inquieto e mente poetica.
Esigenti critici l'hanno accostata a Jackson Pollock  e mi piace confermare questa fortissima impressione primaria non priva di un dolce filo armonico e metrico di poesia dipinta.
Imprescindibile concordanza e coesistenza di muse diverse dispensatrici di scintillanti cromatismi. L'impronta primigenia risale alla severa scuola del Maestro Vittorio Martinelli e l'evoluzione concettuale subisce una decisa accelerazione da esperienze di scuola d'artista ed il confronto con autori di varia tendenza in mostre aperte ed eventi multidisciplinari.
La produzione di questi ultimi due anni vira ed esalta un tratto sicuro ed il progetto ambizioso quanto vincente sull'uso di materiale eterogeneo, glitter, garze, cordoni alla Baj e stoffe, sino alla juta di Burri ed ai pannelli bianchi di cartongesso incorniciato e racchiuso in una gabbia policromatica assolutamente periferica e claustrofobica.
Di questa donna geniale, e generosa d'arte converrà seguire a breve, molto a breve, un'imprescindibile successo, fin qui auto denegato per innata pudicizia e ricercato senso di un basso profilo.  G.G.V

N.B.
L'autore di questa prefazione è un  appassionato cultore di arte moderna ed al momento il maggior collezionista delle opere di Ausilia M.M.

 

In ricordo di Carla Liliana Martini

A Lilly Martini



Oggiono, 10/05/2017
 Cara Liliana. Come sta?
Sono Giovanni Corti, libraio in Oggiono che si diletta a scrivere romanzi. Le invio il mio ultimo libro “Il re che verrà” che è scaturito quasi automaticamente dopo aver letto “Catena di salvezza”, aver conosciuto la vicenda degli espatri clandestini da Padova verso la Svizzera durante l’ultimo conflitto mondiale e soprattutto per averla conosciuta personalmente durante la nostra visita a Zanè con i ragazzi delle scuole medie e qui a Oggiono, per il ritiro del premio “Marco D’Oggiono”.

Il personaggio di Luisa del libro si ispira alla sua figura anche se tutta la vicenda è romanzata e frutto di fantasia. Io non sono uno storico e non voglio arrogarmi competenze che non  mi competono. Semplicemente, nei miei libri racconto storie che spesso si intrecciano con la Storia vera, ma rimangono romanzi. Come dice il grande scrittore Andrea Camilleri, gli storici dicono la verità, supportati dai documenti, ma quando i documenti finiscono o non si trovano più, questa verità rimane “mozza”. In questo caso, il romanziere può costruire, con la sua fantasia un finale che non è la verità, ma può essere veritiero. E spesso ci azzecca.

Le auguro buona lettura e buona vita.

Un abbraccio forte forte.

Così scrivevo a Liliana per informarla della pubblicazione del mio ultimo libro nel quale raccontavo quell’attimo di vita che la vide protagonista a 17 anni, a Padova, con tutta la famiglia, dopo l’8 settembre 1943, nell’assistenza e nel salvataggio di tanti prigionieri anglo-americani ed ebrei. La via di fuga verso la Svizzera passava da Oggiono, il mezzo un treno. Poi l’affidamento ai partigiani, utilizzando i sentieri del contrabbando.
Nel marzo del 1944 con la sorella Teresa fu arrestata e condotta nel lager di Mauthausen. Sopravvisse.
Mi aveva chiamato: «L’ho letto in tre giorni. Mi ha emozionata.»
Io mi sono schernito dicendo che molte cose le avevo inventate. «Però c’è tanta verità» aveva aggiunto lei.
Ci siamo dati l’appuntamento per il 4 di novembre, per la presentazione del libro a Zanè, a casa sua. Non abbiamo fatto in tempo. Liliana ci ha lasciati qualche giorno fa, il 25 di settembre. Adesso riposerà per sempre con i “giusti”.
«Oggi, a distanza di tempo, mi rendo conto che quanto è accaduto in modo così osceno, inumano, spesso indicibile, ha un senso: quello della memoria per il futuro, ricordare per i posteri, fiduciosi che la memoria possa fungere da limite, affinché quanto avvenuto con vergogna dell’umanità tutta non abbia a ripetersi». Carla Liliana Martini

Carla Liliana Martini, nata a Boara Polesine (Rovingo) nel 1926, undicesima di dodici fratelli, dopo l'8 settembre '43 si impegna con le sorelle maggiori Teresa Lidia e Renata nell'assistenza e salvataggio di soldati italiani e alleati allo sbando. Nel marzo del 1944 con la sorella teresa viene arrestata e condotta nel lager di Mauthausen, Linz, grein a.d. Donau. Entrambe ritornano a Padova nel giugno del 1945. Solo dopo molti anni Carla Liliana è riuscita a parlare di questi eventi e per la prima volta li ha raccontati nel libro "Catena di salvezza" ed. Messaggero Padova. Viveva a Zanè (Vicenza)

Mostra di Giancarlo Vitali a Milano - Time Out

“Giancarlo Vitali. Time Out” grande successo di pubblico
di Gianfranco Colombo

Si avvicina il giorno di chiusura della mostra “Giancarlo Vitali. Time Out” a Milano. Il grande evento espositivo che vede protagonista il geniale pittore di Bellano. Il 24 settembre scenderà il sipario su un evento che ha segnato l’estate milanese. Le sorprese non sono mancate in questi mesi e l’ultima è stata la presentazione del catalogo dedicato a “Mortality with Vitali.
Father and son”, il progetto espositivo delle opere di Giancarlo Vitali curato da Peter Greenaway alla Casa del Manzoni. Pubblicato dalla casa editrice Cinquesensi, con il sostegno di Marzotto SIM, questo singolare catalogo, che vede la direzione dello stesso Greenaway, è una dettagliata scenografia su carta di quanto raccontato nel “teatro di Casa del Manzoni/Vitali”. Un suggello che Greenaway è uso fare ogni volta che un suo lavoro si conclude perché un libro d’artista, qual è “Mortality with Vitali”, possa restare come tangibile testimonianza anche dopo che questo bellissimo spettacolo avrà chiuso i battenti. E questo catalogo, con le straordinarie fotografie dello Studio Carlo Borlenghi, sa comunicare in modo palpabile le atmosfere che si respirano in quella Casa del Manzoni, che la coppia Vitali-Greenaway ha rivoluzionato riaprendo un dialogo fatto di rimandi ed ammicchi anche con l’illustre padrone di casa. Peraltro, come ha ricordato Angelo Stella, presidente del centro nazionale Studi Manzoniani, Giancarlo Vitali non è il primo bellanese a varcare la soglia di Via Morone: « Si fosse presentato nella Contrada del Morone, al numero 1171, centonovanta anni fa, Giancarlo Vitali vi avrebbe incontrato Tommaso Grossi, da Bellano, ospite del conte Alessandro Manzoni, oriundo lecchese, che aveva appena concluso un romanzo, con un incipit novenario, «Quel ramo del lago di Como», ma solo con immagini di parole».  
Ma torniamo alla mostra alla Casa del Manzoni. Come mai un regista come Peter Greenaway ha voluto occuparsi di questo allestimento? Ce lo ha spiegato Velasco, che ha curato l’esposizione negli altri siti della mostra: « Sono stato alla proiezione di un suo film e all’incontro che è seguito, il regista ha precisato come, a suo parere, i registi dovrebbero dialogare di più con i pittori. Sono rimasto colpito e gli ho scritto, visto che io pittore stavo curando una mostra di un altro pittore, che per giunta è mio padre. Gli ho detto che mi sarebbe piaciuto il suo punto di vista da regista. Mi ha risposto e ci siamo incontrati. Il resto è stato la conseguenza della visita ai luoghi e soprattutto della conoscenza delle opere di mio padre. Gli è piaciuta molto la storia di questo pittore isolato».  Peter Greenaway ha così trascinato Giancarlo Vitali dentro una sarabanda fatta di suoni, oggetti e allestimenti sorprendenti, che coinvolgono i visitatori e li scaraventano dentro le opere ed i loro mondi. Un gran bel viaggio quello della Casa del Manzoni, una sede scelta per dei motivi precisi, che è lo stesso Greenaway a spiegare: «Cercammo a Milano un posto dove allestire la mostra. Mi sentii demotivato e piuttosto disinteressato finché non entrammo nella Casa del Manzoni. Una casa dagli architravi delle porte rovinate e dalla luce fioca, con carta da parati scura, parquet logori, specchi graffiati e un quieto garbo. La casa era stata nobilitata a solenne museo. Ma qualcosa potevamo fare: potevamo de-nobilitarla. Potevamo ridarle intimità. Potevamo creare una casa in temporanea sintonia con la pittura di Giancarlo Vitali. Potevamo valutare come trasformarla in un ambiente che avesse qualcosa da dire ai contenuti della sua pittura. 
Dove i quadri non ti gridassero contro. Dove i quadri rispettassero la reticenza dell’autore, il suo desiderio di essere umile e appartato. E scoprii che Manzoni e Giancarlo Vitali arrivavano entrambi dal Lago di Como». Un grande incontro questo tra Giancarlo Vitali e Peter Greenaway, che ha scomodato suo malgrado anche il Manzoni, ed è riuscito a ridare lustro a quelle radici lombarde, che qui si aprono al mondo anziché chiudersi dentro il proprio di mondo. In tutto questo resta aperto un interrogativo: Giancarlo Vitali ha visitato questo straordinario percorso che ci ha regalato? Sembra proprio di no. Pare che attenda climi più miti per avventurarsi nella metropoli. C’è comunque una certezza: se lo farà non lo comunicherà certo alla stampa. Se mai approderà al Palazzo Reale sarà nel più assoluto anonimato: un uomo qualunque, che staccherà un biglietto per vedere le mostre di un pittore suo concittadino    

1 ottobre 2017 - 89° Piccolo giro di Lombardia e 3° Trofeo memorial Giorgio Frigerio a Oggiono

Piccolo Giro di Lombardia il 1° ottobre nel segno e nel nome di Giorgio Frigerio
di Claudio Redaelli
Era un imprenditore stimato, ma anche un grande appassionato di sport e un padre di famiglia esemplare. Quella di Giorgio Frigerio, morto in un tragico incidente a Pusiano un giorno di luglio del 2012, era del resto una famiglia conosciuta non soltanto a Oggiono, nella cui realtà era peraltro oltremodo radicata per l’impegno imprenditoriale e sportivo dei suoi componenti, a partire appunto da Giorgio.
Giorgio Frigerio
Frigerio era contitolare della “Frigerio ceramiche” di Annone. Suo padre Gino fu il primo storico presidente dell’Oggiono Calcio.
La bicicletta era la grande passione dell’imprenditore brianzolo, che aveva 47 anni ed era padre di due figli. Una passione portata avanti con tenacia nonostante i molteplici impegni. Dal 1996 era iscritto al Velo Club Oggiono, di cui era anche sponsor. Persona affabile e oltremodo legata alla propria famiglia, Giorgio era come detto un grande appassionato dello sport del pedale, pronto a salire in sella non appena ne aveva l’opportunità.
E poi Frigerio era un gran bravo padre e un entusiasta del suo lavoro e questo lo portava a rimanere sempre aggiornato e a trovare le soluzioni tecniche più efficaci.
Lui stesso era stato uno tra i principali artefici della crescita della “Frigerio Ceramiche”, consolidando la tradizione di famiglia. Specializzata in pavimenti e rivestimenti con l’utilizzo di ceramica, materiali naturali e prodotti industriali di ultima generazione, l’azienda aveva completato negli anni la proprio proposta per l’“ambiente casa”, divenendo un importante punto di riferimento per architetti, imprese edili e privati.
Nel suo nome, nel nome di Giorgio Frigerio, si correrà anche quest’anno il “Piccolo Lombardia”, gara ciclistica internazionale Under 23. A volerlo, in prima persona, Bruno e Gianni Frigerio, fratelli di Giorgio.
L’appuntamento con il terzo Memorial intitolato appunto a Frigerio è per domenica 1° ottobre. Quel giorno alle 10.30 avverrà in piazza Manzoni a Oggiono la presentazione delle squadre partecipanti, mentre la gara avrà inizio alle 12 in viale Vittoria, dove sarà posto anche l’arrivo, previsto per le ore 16.
Mezz’ora più tardi in piazza Manzoni la cerimonia di premiazione.
A imporsi lo scorso anno fu Ham Vanhoucke, mentre giova ricordare che il primo corridore lecchese che si distinse in questa competizione (quella di quest’anno sarà l’edizione numero 89) fu Pierino Cazzaniga, che nel ’21 si piazzò quinto  correndo per la Ginnastica Ghislanzoni e che in seguito partecipò al Giro d’Italia riservato ai professionisti.
A organizzare il Piccolo Giro di Lombardia è, a partire dall’ottantaduesima edizione, il Velo club Oggiono, il cui presidente Daniele Fumagalli spiega: “Con il nostro impegno questa competizione è diventata l’evento italiano più internazionale. E se si escludono competizioni in linea e a tappe riservate esclusivamente alle Nazionali, la nostra corsa è tra le prime al mondo appunto per internazionalità”.
“La gioia è grande - aggiunge - e la devo condividere con i miei collaboratori, che per 200 giorni all’anno lavorano con il cuore per garantire sicurezza, qualità, finanziamenti, promozione e altri benefìci al Giro di Lombardia baby. La varietà di pubblico ci onora. Una cosa fantastica, oltre le aspettative più rosee”.
A sottolineare come il Piccolo Lombardia sia “il gradino per diventare grandi” è Renato Di Rocco, presidente della Federazione ciclistica italiana. “Anche quest’anno - osserva - si annuncia un’edizione all’altezza  del blasone internazionale della classica, che chiuderà nel modo più degno la stagione dilettantistica”.
E Antonio Rossi, assessore regionale allo Sport e alle politiche per i giovani, afferma che “il Piccolo Giro di Lombardia rappresenta un evento di fondamentale importanza per la promozione del nostro territorio e una vetrina incredibile per tanti under 23 che potranno mettersi in mostra in una competizione dalla caratura internazionale”.
“Le due ruote e la Lombardia - aggiunge l’assessore - possono così rinsaldare un legame storico, che rende impossibile immaginare l’una senza l’altra. E complimenti a tutti anche per la scelta di puntare sui giovani, obiettivo condiviso dalla Regione, che sulla promozione dello sport tra i ragazzi si è impegnata particolarmente attraverso misure quali la Dote sport, con la quale abbiamo aiutato oltre diecimila famiglie in difficoltà economiche a iscrivere i propri figli a corsi sportivi, e con il provvedimento denominato “A scuola di sport”, affiancando agli insegnanti titolari delle lezioni nelle scuole primarie alcune figure professionali quali un esperto laureato in Scienze motorie o diplomato Isef e coinvolgendo oltre 87mila alunni”.
Significativa anche la testimonianza del lecchese Antonello Formenti, consigliere regionale, a giudizio del quale “il Piccolo Lombardia ha una grande storia e diventa ogni anno sempre più importante e internazionale”. “La competizione vanta un pregevolissimo albo d’oro - aggiunge - e sono certo che anche quest’anno la manifestazione ne rispetterà lo spirito e la bellezza”.
E Roberto Paolo Ferrari, sindaco di Oggiono, sottolinea come “lo splendido territorio brianzolo sarà ancora una volta il palcoscenico su cui si dipanerà questa storica corsa internazionale, consentendo ai partecipanti di percorrere le strade di queste nostre terre che così bene si prestano a questa disciplina sportiva e le fanno da meravigliosa cornice”.
Appuntamento allora a domenica 1° ottobre per una intera giornata nel segno del ciclismo. E nel ricordo di Giorgio Frigerio.

Settembre 2017 - Diario poetico di gaetano Montanelli

Tu ni avevi
dato
il massimo
dell'amore.
Io ti avevo
dato
il massimo
dell'amore
ma qualcosa
è andato storto
e ora non
ci vediamo più.

***
Dentro di me
vi era
un uragano
di sentimenti
e poi
il nulla più,
come fosse
una logica
meritata.

***
I sentimenti
strane creature,
come camaleonti
si nascondono
nei luoghi
più
improbabili.

10 settembre 2017 - Presentazione del libro "Il re che verrà" ad Annone di B.za

Buongiorno a tutti.
INVITO per la presentazione del mio ultimo libro: IL RE CHE VERRA’ (Il Ciliegio
edizioni).
È un romanzo giallo, ambientato sul nostro territorio a cavallo di
un decennio, fra la fine della guerra e la metà degli anni Cinquanta, ma non solo. La
storia più recente infatti si intreccia con la trama di una seconda storia, più antica, precedente di
quasi duemila anni. In fondo è solo una questione di tempo, o di tempi. Forse sono la stessa
storia, sicuramente una è la continuazione dell’altra. I protagonisti sono custodi di un
segreto antico, da tramandare, da tenere nascosto, da proteggere, in attesa
del re che verrà, l’unico che potrà svelarlo nella sua interezza.
La presentazione di Annone di Brianza sarà Domenica 10 settembre alle ore 16 nel parco di Villa Sant'Ubaldo alla Fornace (ex Villa Sansoni). La location è stupenda, di grande atmosfera. Ricordo che negli anni Ottanta fu set del film "Piccolo Mondo Antico" diretto dal regista Salvatore Nocita. Soprattutto si affaccia sul nostro bellissimo lago, che ha sempre un posto di primo piano nei miei romanzi. Testimone muto di crimini ma anche di segreti e di
misteri.
La presentazione sarà animata in forma teatrale grazie alla collaborazione degli amici dell’Università del Monte di
Brianza e  della Pro Loco di Oggiono,  che fornisce il supporto tecnico. Al lago sarà dedicata la proiezione fotografica finale: IMPRESSIONI LACUSTRI, del fotografo Dario Riva. Un grazie va alla famiglia Vittorelli che generosamente ha messo a disposizione la villa per questa presentazione e al Comune di Annone di Brianza, patrocinatore dell'iniziativa.Giando, alias Giovanni Corti

FERIE 2017

Cari amici di LiberaMente, con il cuore accaldato (e non solo quello) comunichiamo che la settimana di ferragosto la libreria sarà chiusa.
Potrete comunque prenotare i vostri libri utilizzando la mail lib.liberamente@vodafone.it, oppure attraverso il portale GOODBOOK che trovate sulla finestra di destra.
Buone vacanze a tutti.

Giancarlo Vitali al Museo di Storia Naturale di Milano “Le forme del tempo” di Gianfranco Colombo

Giancarlo Vitali - Calcare grigio

Tratto da IL PUNTO STAMPA

Il Museo di Storia Naturale di Milano è una delle quattro sedi in cui si svolge la mostra “Time Out”, che vede protagonista Giancarlo Vitali. Il curatore dell’intero progetto, Velasco Vitali, ha voluto raccogliere in questa sede il nucleo espositivo “Le forme del tempo”, realizzato da Giancarlo Vitali a partire dal 1991, anno in cui si celebrava il centenario della morte dell’abate Antonio Stoppani.
A dominare la mostra al Museo di Storia Naturale è un grande dipinto raffigurante il Resegone e poi ancora gli straordinari fossili delle collezioni di Paleontologia, che Giancarlo Vitali riprende e reinterpreta. Le opere dell’artista di Bellano  trovano ideale dimora in quel Museo di cui Antonio Stoppani fu direttore dal 1882 al 1891, e contribuiscono a ridare lustro alla figura spesso trascurata dell’abate. Non bisogna, infatti, dimenticare che un’opera come “Il Bel Paese”, uscito per la prima volta nel 1873, divenne un vero e proprio best seller, come diremmo oggi, tanto da contendere il primato ad altre due opere celeberrime come il “Pinocchio” (1883) di Collodi e “Cuore” (1888) di De Amicis. Eppure quello di Stoppani non è un romanzo o un'opera narrativa, si tratta invece della descrizione delle bellezze naturali italiane, presentate con uno stile semplice e discorsivo, da un geologo insigne come era appunto il nostro autore. “Il Bel Paese” può essere preso come sintesi di quello che fu l'impegno scientifico e sociale dello Stoppani; nel suo libro, infatti, egli illustra ai lettori il territorio italiano dall'alto delle sue conoscenze anche per raggiungere lo scopo di far conoscere l'Italia intera proprio agli italiani. Antonio Stoppani, del resto, era uno scienziato molto conosciuto; prima insegnò geologia alle Università di Pavia e di Milano e poi divenne direttore del Museo di Storia Naturale del capoluogo lombardo. Riconducibile al liberalismo cattolico, il nostro abate, assertore convinto del dialogo tra scienza e religione cattolica, ebbe i suoi guai, soprattutto con l'Osservatore cattolico; guai che sfociarono addirittura in un processo, che fece non poco clamore e che Stoppani, peraltro, vinse. Proprio in occasione di quel processo il cronista del Corriere lo descrive come “un bel vecchio, dalla zazzera grigia”, che “veste coi calzoni da secolare” e “ricorda l'abate Listz”. Antonio Stoppani concepì “Il Bel Paese” come una serie di serate con i propri nipoti, i loro amichetti ed i rispettivi genitori, nelle quali egli descriveva le bellezze della nostra penisola. Queste “serate” furono in un primo tempo pubblicate sul periodico “Le Prime Letture”, quindi trovarono coesione e completezza proprio nell'opera “Il Bel paese”, che uscì la prima volta nel 1873. 
Giancarlo Vitali - Pietrificazioni
Il grande successo ottenuto fece sì che il volume avesse numerose nuove edizioni; in particolare nella terza, del 1882, furono aggiunte nuove serate. Quello di Stoppani era un intento didascalico, ma entro questa struttura egli seppe inserire tutte le sue conoscenze di grande scienziato e viaggiatore. Le conversazioni dell'abate Stoppani vanno dalle Alpi Carniche ai grandi ghiacciai italiani, dai vulcani come il Vesuvio e l'Etna sino ai nostri mari e laghi. Un lungo itinerario ricco di informazioni scientifiche e di aneddoti, all'interno del quale non mancano i riferimenti al nostro territorio. Famosissimo è l'episodio, che occupa un intero capitolo, dell'incendio del monte San Martino, ma Stoppani parla anche della curiosa presenza del petrolio nella pianura Padana. Dopo aver descritto i pozzi petroliferi in America, egli si sofferma sul fatto che anche in Italia esistono i giacimenti dell'oro nero. Egli convince i suoi ascoltatori che non serve andare  in California o in Cina per vedere dei pozzi di petrolio. Un libro unico, dunque, di un personaggio geniale, a cui oggi rende omaggio Giancarlo Vitali. «Questo mondo delle descrizioni di Stoppani – scrive Gian Luigi Daccò, all’interno del catalogo della mostra “Time Out” – splende nelle rivisitazioni, magiche e realissime insieme, di Giancarlo Vitali. Sulle orme del conterraneo scienziato, l’artista bellanese riscopre le memorie della vita delle montagne, delle rocce, dei fossili della loro terra lariana,  forme del tempo rigorosamente studiate ma che Vitali, pur avvalendosi di una metodologia d’indagine affine, sa anche intuire nel profondo: un divenire continuo e incessante, nato da un principio assolutamente semplice, non rieseguibile né componibile deliberatamente, collettivo inconscio per ciascuno di noi».

Agosto 2017 - Diario poetico - Gaetano Montanelli

Continuiamo il diario poetico di Gaetano Montanelli con altre poesie.
***
Se non potessimo
avere sogni
sarà un dilemma
pensare
ad altro
***
La musica allieta il cuore
e fa sognare,
solo i sognatori
non si accorgeranno di vivere.
Vivono i loro sogni.
***
Che l'amore
non sia compreso
è storia logica,
preoccupante
è
quando
sarà accettato.

LE QUATTRO CARTE DA GIOCARE DEL TURISMO LECCHESE TRA STORIA E ARCHEOLOGIA di Claudio Redaelli

Articolo tratto da IL PUNTO STAMPA


Ci sono almeno quattro capitoli sui quali lavorare e ai quali ricondurre risorse, interventi ed iniziative su precisi obiettivi riguardanti anche strutture ricettive, infrastrutture, richiami per il turismo lecchese. Quattro carte da giocare in una partita che, come si accennava affrontando lo stesso argomento nello scorso numero, può essere decisiva per il futuro non solo della città e della sua provincia, ma di tutto il comparto centro settentrionale della Lombardia, quello che, ce lo insegna proprio la storia, dai tempi protostorici delle popolazioni ibero liguri, svolge la funzione di cerniera tra la pianura e le montagne della nostra regione.

La storia ci ha consegnato un numero significativo di chiese romaniche disseminate intorno a Lecco (San Pietro e San Benedetto sul monte di Civate, San Calocero in Civate, il battistero di Oggiono, San Giorgio in Annone, Santi Nazaro e Celso in Garbagnate Monastero, San Nicolò a Figina, Santo Stefano a Bulciaghetto, San Salvatore a Barzanò, San Vito sempre a Barzanò, Santa Giustina a Casatenovo, Santi Gottardo e Colombano ad Arlate, Sant’Alessandro a Cavonio, Santa Margherita a Somadino, San Giorgio a Mandello, Santa Maria di Olcio, San Giorgio in Varenna, San Giovani pure a Varenna, San Martino a Perledo, Santi Quirico e Giulitta a Dervio, San Nicolò a Piona…): la loro ricerca e valorizzazione prende spunto da quella luce di religiosità in cui il Manzoni colloca gli edifici sacri. Non si ha quindi la pretesa di fare solo un discorso d’arte. Molto più semplicemente si desidera riandare alle testimonianze di fede che i nostri progenitori dell’età medioevale ci hanno lasciato. Questi messaggi non sono soltanto di pietra; celati su un monte, incorniciati tra le fronde dei castagni, proiettati sullo sfondo del lago, questi templi, spesso modesti, ci recano il palpitare ancora vivo degli ideali che mossero i costruttori, l’eco del salmodiare austero di monaci, l’immagine di coloro che vi trassero in fidente orazione. Farà bene non solo alla cultura ma anche al nostro spirito raccogliere quelle memorie che ci giungono da tempi lontani.
In questa nostra terra lecchese, corsa da mille eserciti, insanguinata da mille battaglie, castello è quasi sempre sinonimo di apprestamento difensivo; e la torre ha soprattutto funzione di avvistamento. Fu al principio dell’undicesimo secolo - narra Ignazio Cantù nelle Vicende della Brianza e de’ paesi circonvicini - che anche qui da noi le popolazioni «a capo di ogni villa, sul cocuzzolo d’ogni collina, eressero fortificazioni, di molte delle quali scorgiamo ancora vestigia». Non abbiamo, qui, costruzioni che le guide possano classificare importanti; castelli e torri - la Viscontea a Lecco, la Torraccia e poi la torre di Crebbio in Abbadia, e poi su fino a Vezio e Corenno Plinio, per poi ridiscendere attraverso Introbio alla Rocca di Somasca dove la tradizione della topografia manzoniana colloca il castello dell’innomiato, e poi Brivio e Imbersago, Merate e Cernusco, Perego e Dolzago fino a Tregolo e Tabiago - delle nostre parti hanno quasi un che di casereccio, di modesto, senza pretese. Eppure quelle pietre scandiscono la storia, reliquie di un passato non inglorioso della nostra gente. In questa luce, non con l’occhio freddo del catalogatore, vogliamo guardarle.
Andar per ville è occasione per cogliere elementi di bellezza che integrano una natura ancora oggi incantevole pur avendone la mano dell’uomo fatto scempio, per riscoprire tesori d’arte, per rievocare vicende e personaggi d’altri tempi. Dalla villa Manzoni al Caleotto di Lecco si muove un itinerario che si snoda poi su per il lago dov’è la Monastero di Varenna e tra le colline di Brianza, con ville innumerevoli - vengono immediatamente in mente la Gnecchi di Verderio Superiore, la Lurani di Cernusco, il Buttero di Olgiate Molgora, la Greppi di Monticello, la Subaglio di Merate, la Belgioioso pure a Merate dove Alessandro Manzoni - rieccolo, sempre lui, come non farne i conti - scolaretto nel collegio dei Somaschi si racconta che vi nascondesse trappole per lepri, ingegnosamente costruite in collaborazione con il piccolo amico Battista Pagani - quali  gelosamente celate alla vista, quali offerte all’ammirazione. Pennellate architettoniche, tracciate dalle mani del Muraglia, del Pollak, del Richino, del Muttoni, del Cantoni, del Cagnola, del Patroni, del Canonica, del Chierichetti. Un ritorno alla vecchia Brianza, quella che, tra il sette e l’ottocento, diceva il Linati, «accolse uno dei panorami d’umanità più intensa, di signorilità più garbata che in Italia si potesse vedere».
L’archeologia industriale, infine, in un percorso che abbraccia miniere e tracce di forni fusori, trafile, ruote e magli idraulici, filande e ferriere. Dove abbondano le testimonianze materiali dell’uomo che valorizzano la grande storia di Lecco, quella del ferro e della seta. Renzo era filatore di seta e Lucia anche lei setaiola. Non si scappa dal Manzoni, neanche a volerlo.
In Fermo e Lucia, la prima stesura del romanzo che sarebbe divenuto I Promessi Sposi, il Manzoni si lasciava andare a un sia pur controllato sentimento di nostalgia per l’«amenissimo piano che è posto al mezzogiorno del Monte Barro». Scriveva infatti: «La giacitura della riviera, i contorni, e le viste lontane, tutto concorre a renderlo un paese che chiamerei uno dei più belli del mondo, se avendovi passata una gran parte della infanzia e della puerizia, e le vacanze autunnali della prima giovinezza, non riflettessi che è impossibile dare un giudizio spassionato dei paesi a cui sono associate le memorie di quegli anni». Questo brano è stato espunto nelle successive redazioni del romanzo, così come la descrizione della vegetazione (come si sa, il Manzoni era, in botanica, assai più che un dilettante): carpini, faggi, qualche abete, sorbi, dafani, il cameceraso, il rododendro ferrugigno, il pruno, il biancospino, il melagrano, il gelsomino, il lilac e il filadelfo. E tuttavia nella famosa pagina iniziale - «Quel ramo del lago di Como» - si  sente in trasparenza il riverbero fascinoso di quello «sfondo azzurro di acque e di montagne». Gli anni e le stagioni che Alessandro trascorse in quel paesaggio quieto tra lago e costa, nella villa paterna del Caleotto, furono i più sereni e felici della sua vita. In tutto il romanzo, la vibrazione nostalgica si rinnova: la vista o il pensiero dei monti, dell’Adda, del lago, della cresta dentata del Resegone accende d’affetto l’anima di Lucia, di Renzo, di Agnese. I Promessi Sposi è sì una «storia milanese»; ma il suo cuore segreto è nel territorio di Lecco.
Oso dire che Manzoni è, per i luoghi cari al suo cuore, un eccellente propagandista turistico. Quando Renzo, alle porte di Milano, «vide quella gran macchina del duomo sola sul piano, come se, non di mezzo a una città, ma sorgesse in un deserto; e si fermò su due piedi, dimenticando tutti i suoi guai, a contemplare anche da lontano quell’ottava meraviglia, di cui aveva tanto sentito parlare fin da bambino», egli anticipa mirabilmente lo stupore, l’ammirazione, e la gratificazione gioiosa di un turista contemporaneo che arriva in un luogo da tempo noto e desiderato.

Si può osservare che uno dei motivi di modernità dei Promessi Sposi è che il romanzo è “girato” per buona parte in “esterni”. Ma non è il caso di tirarla troppo per le lunghe. Basta avere accennato a quanto viva fosse nel narratore l’attenzione agli scenari paesistici e naturali. L’atlante manzoniano è sempre un atlante dei sentimenti, ma non trascura lo scenario naturale, i colori della realtà.

Luglio 2017 - Diario Poetico - Gaetano Montanelli

Mi perdo
per
strade
traverse
e
sogno
un'isola

***

Puntare
dei soldi
su del
sentimento
e vedere
se
rende qualcosa

***

Scrivere,
a chi non si sa!
Forse anonimi individui
dal volto a volte
sorridente a volte spento
e capire che c'è
qualcosa di più
del semplice scrivere
e leggere.
A volte basta un niente
per scrivere,
basta un sorriso
e tutto viene da sé

***

Domenica 9 luglio 2017 - Proiezione film CON LE SPALLE NEL VUOTO, vita di Mary Varale


BiblioHospitalis, ASST Lecco, Libreria LiberaMente
invitano al "Caffè Letterario"
PROIEZIONE del FILM
CON LE SPALLE NEL VUOTO
Vita di Mary Varale

Mary Varale non è stata soltanto una delle maggiori arrampicatrici del periodo eroico dell'alpinismo italiano. Ma è stata una donna coraggiosa su tutti i fronti: piena di coraggio e di vitalità nello sfidare consuetudini e malattie
Il film CON LE SPALLE NEL VUOTO di Sabrina Bonaiti e Marco Ongania ne ripercorre la storia  grazie alla interpretazione in qualità di protagonista della  scalatrice SABINA BOTTà e con ROSSANO LIBERA a impersonare un condensato degli scalatori lecchesi che le furono compagni inseparabili. Il film è arricchito di testimonianze sulla sua singolare vicenda biografica
·        PRESENTA ALBERTO BENINI
Hall dell’Ospedale MANZONI
Domenica 9 luglio ore 17:00

INGRESSO LIBERO



Streghifici e malerie - Presentazione del libro A BELLO PESTE ET FAME LIBERA NOS DOMINE

Sabato 24 giugno 2016 alle ore 21
presso il Piccolo Museo Contadino di Bulciago
presentazione del libro  
A BELLO PESTE ET FAME LIBERA NOS DOMINE 
di Giovanni Corti (ed. IL CILIEGIO)


Relazione tecnica Restauro conservativo Lo Sposalizio della Vergine(1790) di Andrea Appiani



Restauro conservativo del dipinto murale dello Sposalizio della vergine di Andrea Appiani (1790) – Chiesa di Sant’Eufemia, Oggiono (LC)
Dott.ssa Annalisa Bonfanti – Dott.ssa Anna Figus _ Restauro e conservazione di opere d’arte

Descrizione e tecnica esecutiva del dipinto
L’opera raffigura il tradizionale tema dello Sposalizio della Vergine, immerso in uno scenario neoclassico. I personaggi raffigurati sono caratterizzati da una semplice, ma efficace naturalezza che conferisce molto realismo alla scena. In primo piano, sopra un gradino caratterizzato da una pavimentazione lastricata sono dipinti maria a destra( in veste rossa e manto blu) e Giuseppe a sinistra mentre si scambiano le promesse tenendosi la mano destra. Al centro c’è la figura del Sacerdote che, in abiti religiosi, officia lo sposalizio.
Particolare è il drappo della veste del Sacerdote, al di sotto delle mani giunte di Maria e Giuseppe, che riporta dei segni, apparentemente delle lettere che formano una scritta.
Dietro questa figura cinque altri personaggi, quattro maschili e uno femminile, assistono la celebrazione; solo uno di loro, il secondo a partire da sinistra guarda l’osservatore.
Gli sguardi assorti e le espressioni concentrate dei volti dei personaggi trasmettono e fanno assumere all’osservatore un atteggiamento raccolto e di devozione.

Il dipinto è stato realizzato con una base ad affresco stesa su un intonaco con granulometria dell’inerte piuttosto grossolana (Ø 1mm), su cui sono state stese campiture e rifiniture a secco dove è chiaramente visibile la pennellata del pittore. Grazie ad un’indagine della superficie a luce radente è stato possibile definire la presenza di quattro unità di lavoro (giornate). L’artista ha creato successivamente la composizione e le forme dei personaggi tramite incisioni sull’intonaco fresco. Le campiture di base sono state realizzate ad affresco, impiegando principalmente pigmenti inorganici (terre). Sono stati poi realizzati i dettagli a tempera (con legante organico).

Stato di conservazione
Il dipinto murale presentava una patina di deposito incoerente e parzialmente coerente che ingrigiva ed offuscava le forme ed i colori originali. Le cause del fenomeno erano riconducibili al normale deposito di pulviscolo atmosferico, trasportate sulla superficie tramite deposizione gravitazionale e correnti d’aria (dovute al portone d’ingresso adiacente alla Cappella). Inoltre, sotto il dipinto erano presenti delle candele di cera che causavano il deposito di nerofumo sulla superficie, contribuendo alla formazione della patina più coerente che offusca la pellicola pittorica. Ad un’osservazione ravvicinata della superficie è stata riscontrata la presenza di uno strato lucido imbrunito, probabilmente steso sul film pittorico, ma che attualmente è stato ritrovato in tracce, soprattutto fra le irregolarità dell’intonaco. La presenza di questo strato potrebbe ricondursi ad un fissativo/protettivo applicato durante pregressi interventi di restauro.
La pellicola pittorica mostrava piccole aree abrase, senza più la presenza della campitura cromatica. Sono stati riscontrati due graffi, all’altezza dello sfondo della scena, di origine antropica. Ad un esame ravvicinato del supporto, tramite noccatura manuale, è stata evidenziata la presenza di distacchi di lieve entità del supporto. Questi non sono caratterizzati né da rigonfiamenti superficiali, né da fessurazioni.

Intervento di restauro
Il restauro conservativo del dipinto murale dello Sposalizio della Vergine di Andrea Appiani ha avuto come scopo la conservazione dello stato attuale della superficie, tramite una leggera pulitura per recuperare i colori e le forme che si mostravano offuscate dai depositi superficiali.
Ogni fase è stata preliminarmente preceduta da test ed accordata con la Direzione Lavori e la Soprintendenza.
  • La pulitura della superficie si è divisa in due fasi differenti. La rimozione dei depositi incoerenti (polvere, sporco, ragnatele ecc.) è stata effettuata meccanicamente a secco. Per la rimozione dei depositi più coerenti sono state utilizzate delle spugnette Wishab di diversa durezza. In corrispondenza di quelle campiture che si mostravano ancora ingrigite ed, in seguito ai test per la verifica della resistenza dei pigmenti, è stata effettuata una pulitura acquosa utilizzando tamponcini di cotone imbevuti di acqua ed un tensioattivo non ionico. Grazie a questa operazione è stato possibile rimuovere anche in parte la pellicola di fissativo che si presentava ormai disgregata e poco coesa alla superficie.
  • Per ridurre l’interferenza visiva dei graffi di natura antropica riscontrati sulla superficie, come ultima operazione si è intervenuti con il ritocco pittorico degli stessi, ad acquarello per mantenere la reversibilità dell’intervento ed il rispetto dei materiali originali.

Indagini diagnostiche non invasive
L’intervento di restauro è stato preceduto da un progetto diagnostico. Le indagini selezionate sono tutte di carattere non invasivo, per cui non hanno implicato prelievi distruttivi di materiale dalla superficie.
È stata realizzata una campagna fotografica in luce diffusa e radente, per migliorare la conoscenza delle superfici e per avere la documentazione preliminare dello stato di conservazione. Grazie a questa fase è stato possibile realizzare il rilievo delle incisioni effettuate dall’artista per lo studio della composizione della scena dipinta.
Sono state effettuate delle indagini termografiche delle pareti, sia esterne che interne, con lo scopo di identificare le aree in cui si ha una eventuale presenza di umidità all’interno della muratura. L’indagine non ha rilevato presenza di infiltrazioni di acqua nella parete.
È stata realizzata una campagna diagnostica con luce UV, con lo scopo di identificare la presenza di campiture cromatiche con leganti organici e differenziare i pigmenti utilizzati dall’artista, informazione importante per la messa a punto delle fasi di pulitura della decorazione murale.
Di grande importanza per l’identificazione della tipologia di pigmenti è stata l’analisi XRF portatile (x-ray fluorescence).
Infine sono state acquisite immagini tramite microscopio da cantiere (Dinolite Pro) con differenti ingrandimenti per monitorare le fasi di restauro.

Abbiamo pensato di fare cosa gradita quella di riportare integralmente la relazione tecnica delle due restauratrici,  Dott.ssa Annalisa Bonfanti e Dott.ssa Anna Figus, protagoniste della serata Storia di un restauro, che si è tenuta Venerdì 9 giugno 2017 presso la Sala della Comunità Pastorale San Giovanni Battista a Oggiono.
Non aggiungiamo nulla. L’opera restaurata è magnifica e torna vanto della nostra chiesa Prepositurale di Sant’Eufemia. È un lavoro che è partito dal basso, come spesso ho avuto modo di sottolineare e siccome penso che questo sarà l’ultimo articolo dedicato all’iniziativa, l’Associazione Università del Monte di Brianza intende perciò ringraziare tutti coloro che, oltre agli sponsor ufficiali, hanno dato una mano e contribuito gratuitamente alla riuscita: il pittore Vladi Maggioni; la Pro Loco di Oggiono; le costumiste, Lella, Adele e Antonia; le damigelle del corteo nuziale; la banda Marco d’Oggiono e il presidente Giudici Giuseppe;  i fioristi, Carmen e Ruggero; il bar MoonShine; il negozio Lady and baby; i ragazzi di terza dell’ICS Marco d’Oggiono con la prof.ssa Berté; Dario Riva, Luigi Farina e il Fotoclub Ricerca e Proposta; Chiara Amati, mezzosoprano; l’Ing. Edoardo Marzi, attore; Luca Redaelli, violinista; la prof.ssa Muttoni, organista; Rinaldo Longhi per l’ospitalità: Luigi Longhi per le preziosi informazioni; Stefano Valtorta; Foto Galbusera; il falegname Giuseppe Mariani; il dott. Luigi Crippa; Giovanni Bonfanti; Alberto Colombo; Ilaria Dolfini; Pirovano Luigi; l’associazione
Archeologica; don Maurizio e tutti i cittadini di Oggiono che hanno partecipato e che potranno godere di questa bellezza, ritornata in viva luce grazie alla calda collaborazione di noi tutti.

Giovedì 22 giugno 2017 - Dalla guerra di Troia al XXI secolo. La nascita e la rinascita di un uomo dal cuore traballante. Presentazione libro di Alberto Frigerio



L’invito arriva da me, ma soprattutto dall’AIDO, Gruppo Comunale Michela Canali di Oggiono.
Sarà una serata in cui si parlerà di trapianti, di esperienze di vita e prospettive per il futuro, ma anche di un libro.
Il titolo è emblematico: Dalla guerra di Troia al XXI secolo. La rinascita di un uomo dal cuore traballante.
Il libro è stato scritto da Alberto Frigerio, oggionese, trapiantato di cuore e amico. Alberto, che all’oratorio chiamavamo Rocia (Roccia) per la sua possenza fisica quando giocava al pallone, forse possedeva anche qualcosa di delicato e traballante, quel cuore pazzo che a quei tempi mai avrebbe pensato di sostituire con quello di un’altra persona. Il libro parla di lui e anche di noi, almeno in quella che definisce la sua prima vita. Nella seconda c’è il dolore e la sofferenza, ma fortunatamente questa è una storia a lieto fine. È il racconto della vita di un uomo semplice e della sua famiglia. Le gioie, i dolori, la sofferenza della malattia, ma anche il coraggio di lottare, sempre.

Saranno presenti
  • Luigi Pirovano, presidente AIDO Oggiono
  • Frigerio Alberto, oggionese trapiantato di cuore e autore del libro
  • Dott.sa Patrizia Fumagalli, direttore Neurorianimazione Ospedale Manzoni di Lecco
  • Dott. Alessandro Dell’Oro, assistente
  • Antonio Sartor, presidente AIDO provinciale Lecco
  • Giacomo Colombo, responsabile commissione scuola AIDO provinciale
Ingresso libero gratuito